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Manifesto

Manifesto di etica del metodo

Come un contadino bio non mette chimicaglie nelle colture, anche noi non mettiamo additivi nella comunicazione.
Questi tredici principi possono apparire teorici, ma non lo sono, hanno effetti molto pratici. Non pensiamo minimamente a un diktat su cosa si debba considerare “etica della comunicazione”, semplicemente noi lavoriamo così.

  1. L’eleganza sobria per non perdersi nel “casino”
    la pianificazione visiva
    segue il più possibile il principio dell’”eleganza sobria” cioè poco ingombro degli spazi, essenzialità minimalista degli elementi visivi, cura attenta dei dettagli, piccole dimensioni, chiara scalettatura dei testi.
    Nel casino totale di quest’epoca (cioè nell’overload comunicativo e nella noise pollution a cui tutti siamo sottoposti), questo approccio funziona solo quando il ricevente si trova in spazi fisici e condizioni psicologiche diversi da quelli chiassosi in cui è esposto al flusso del marketing tradizionale, occorrono “spazi in cui invece di urlare si conversa
    Questi spazi non si trovano più nel mondo intorno a noi; per centinaia di secoli la nostra specie li aveva naturalmente; era un bene comune. Oggi ce li hanno rubati e dobbiamo riconquistarceli confliggendo, oppure trovarceli in nicchie di relazioni umane e tenere. Se siamo ancora capaci.
  2. Raccontiamo il processo non solo il prodotto:
    sembra ovvio, il contenuto della comunicazione non si focalizza sulla promozione del prodotto ma sulla narrazione del processo;
  3. L’identità non è quella del marketing.
    Certo, ci sono alcuni elementi costitutivi (logo, ragione sociale, alcune frasi che somigliano agli slogan…) che somigliano al marketing. Ma non più di quanto noi somigliamo ai libri dello stato civile in cui c’è registrato il nostro nome. Perché dobbiamo essere riconoscibili e, per non spendere soldi in pubblicità, dobbiamo permettere a chi ci cerca di trovarci e riconoscerci.
    Quindi non si pianifica a tavolino una identità artificiale né del prodotto né del produttore, anzi si persegue la manifestazione il più possibile sincera, immediata e verificabile delle sue qualità reali.
  4. i testi e le immagini sono liberi
    sei pieno di idee bellissime; ma non sono solo tue. Sono nell’aria.
    Spesso possiamo rinunciare al senso di proprietà, se qualcun altro le condivide è bellissimo. Le idee buone sono di tutti, sono quelle cattive che hanno un padrone.
  5. l’impatto ambientale deve tendere a zero
    ad esempio scegliendo carta ecologica, inchiostri ad acqua, formati di stampa piccoli con carta poco grammata e basse tirature, portando su internet la maggior parte della comunicazione istituzionale che di solito viene realizzata su carta
  6. il costo economico non deve gravare
    il costo della comunicazione deve essere il più possibile contenuto, per non caricare il prezzo finale di spese. Dev’essere il minimo ma non un centesimo sotto al minimo; se no le cose non funzionano.
  7. zero inserzioni a pagamento; oppure poche ma buone
    A seconda dei casi: possiamo rinunciare del tutto alle inserzioni a pagamento; oppure si riduce al minimo l’acquisto di spazi pubblicitari a pagamento, privilegiando i periodici di nicchia e le radio di opinione e facendo attenzione all’effettiva indipendenza economica e politica della testata
  8. Comprateci in gruppo
    facilitiamo i “gruppi di acquisto di comunicazione”, in cui vari soggetti collettivi insieme contrattano servizi professionali (tecnici, comunicativi, informatici) o spazi di visibilità su media di nicchia o di opinione, con principi di responsabilizzazione e di solidarietà esplicitamente ispirati a quelli dei G.A.S.
  9. Promuovetevi a vicenda
    Facilitiamo gli scambi di visibilità a costo zero tra i diversi soggetti collettivi comunicanti
  10. Non concorrenti ma con-correnti
    il concorrente del piccolo produttore non dev’essere identificato in un altro piccolo produttore, ma nel mass-market
  11. Non siamo un’agenzia
    chi comunica direttamente è l’organizzazione (l’azienda, l’associazione, l’ente…) non il professionista comunicatore (come invece accadrebbe con una agenzia pubblicitaria): il soggetto collettivo comunicante fa crescere al proprio interno le competenze tecniche della comunicazione, sviluppando la capacità di generare i contenuti dal basso.
  12. I mezzi “poveri” possono essere ricchissimi
    tra gli strumenti del comunicare sono valorizzati quelli molto nuovi ( usare il digitale meglio possibile) e quelli molto antichi (la presenza fisica, la voce, il corpo, le stoffe…).
    Usiamo raramente quelli intermedi (il “grande”cartaceo, la televisione) di uso più classico.
    I diversi media cosiddetti “poveri” (radio locali, internet, cartaceo minuto…) sono programmati in sinergia affinché si possano potenziare reciprocamente secondo “la matematica della crossmedialità” in cui 1+1 fa 11″
  13. Lo starget
    il concetto di target viene capovolto; invece di mirare a un determinato segmento demografico, lo smarketing aiuta l’emittente a essere reperibile, riconoscibile e ritrovabile da chi condivide i suoi presupposti; ciò abbatte drasticamente i costi pubblicitari.