smarketing° smarketing: una rete di professionisti della comunicazione e dell'etica di impresa

Dubbi?

Prima di conoscerci, tutti i nostri clienti hanno in testa almeno un paio di queste quattro domande:

  1. Ma sono davvero etici o sono solo belle chiacchiere? e se sono leali, come possono farmi pubblicità visto che la pubblicità è inganno? e se mi fanno una pubblicità davvero etica, poi funziona realmente?
  2. Mi serve davvero? mi troveranno davvero nuovi clienti? Hanno capito le mie difficoltà, non sottovalutano i miei rischi? Sono davvero capaci di aiutarmi? 
  3. Quanto costa: non mi spenneranno? L’investimento ritornerà? ho strumenti per capire se  il loro lavoro vale quei soldi? cosa succede se cerco di risparmiare escludendo questa o quella voce del preventivo?
  4. Mi faranno capire cosa si deve fare? Comunicare è un processo complicato, specialmente coi nuovi mezzi:  come posso capire se sono davvero bravi o mi stanno appioppando un lavoro che non mi serve?

Ecco le risposte a quelle quattro domande

  1. Lavori in modo etico? comunicalo eticamente.
  2. Cerchi clienti? in questo momento qualcuno ti sta cercando, trovatevi.
  3. Vuoi spendere il giusto? Chiedici di fare bene l’indispensabile.
  4. Rischi di perderti nel labirinto? guardiamolo insieme dall’alto.

Comunichi eticamente?

La parola etica è bellissima ma è astratta: come tante parole astratte è facile usarla male.
Guardate cosa succede se proviamo a considerarla concreta.
Ecco otto domande pratiche e verificabili su quello che succede davvero nel reale processo di comunicazione: ci aiutano per vedere se siamo davvero etici quando passiamo dalle parole ai fatti

  1. il costo della comunicazione: aggrava i costi di filiera o impatta il meno possibile sul prezzo finale che paga il cliente?
  2. la descrizione di quello che fai: è davvero franca e sincera? cela qualcosa che il tuo cliente dovrebbe sapere?
  3. la tua competizione: è contro altri “piccoli” che ti somigliano o invece cerchi di fare rete con loro per contendere quote al mercato mainstream?
  4. i tuoi comunicatori (agenzia, professionisti, risorse interne…) confezionano la tua pubblicità per te (delega) o con te (tu sei coinvolto nel dialogo con tutti gli interessati)?
  5. i tuoi messaggi contribuiscono al rumore generale (invadenti, pieni e ripetitivi) o sono il più possibile semplici, brevi, facili da capire, dedicati selettivamente a chi è interessato?
  6. la descrizione racconta solo il tuo prodotto/servizio o anche il tuo processo a monte e gli effetti a valle?
  7. ti fidi almeno un po’ del cliente e della sua capacità di discernere? lo aiuti a capire meglio le qualità di quello che fai? insomma: hai delle attese positive?
  8. quanto cerchi di vendere: più che puoi, o invece cerchi di vendere “tante mele quante ne fa l’albero?”

Trova chi ti cerca

Social, passaparola, internet… la nuova comunicazione (non solo quella etica, anche quella business as usual)
– permette a chi cerca cose particolari di trovarle
– permette a chi ti somiglia di condividere le sue scoperte
– spesso permette ai clienti di scrivere delle recensioni (belle o brutte…)

Questo comporta il paradosso della nicchia: è più facile riempire un ristorante per celiaci o uno normale? Se (mettiamo) c’è un celiaco ogni 100 abitanti, in teoria la specializzazione dovrebbe tagliare fuori gli altri 99 ed essere un pessimo affare. Invece in questo momento sicuramente c’è qualche celiaco che sta cercando su Google dove cenare in un posto che vada bene per lui, se non fosse celiaco andrebbe in quello sottocasa o al più economico o a quello dove si mangia meglio. Intanto un altro celiaco sta dandone l’indirizzo ad un amico. Ce n’è un terzo che invita degli amici normalissimi in un posto dove si sente tranquillo anche lui. Intanto se resti generalista, hai certamente più di 99 concorrenti “normali” che concorrono sul prezzo, stanno in posti più belli o frequentati del tuo oppure possono pagare uno chef più esperto e organizzato di te.
Ora dimentica i celiaci e pensa: oggi siamo tutti nicchie e (chi più chi meno) tutti cerchiamo sempre più spesso di svincolarci dall’anonimato del mass-market.
Se hai una pizzeria da 500 posti allo svincolo della tangenziale questi consigli saranno sbagliati, se il tuo prodotto/servizio somiglia a un ristorantino accurato ma semplice da poche decine di posti in un posto non fortunatissimo, invece, sono quelli giusti.
Morale: fino a 20 anni fa la specializzazione avrebbe funzionato poco (es. solo in una grande metropoli); da quando c’è internet funziona (quasi) sempre meglio di un’offerta generalista.

Quindi

  1. cerca la cosa in cui sei speciale e rinforzala
  2. usa bene i nuovi sistemi per incontrare chi cerca proprio quello che fai tu 
  3. trasforma ogni cliente soddisfatto in un testimone che faccia passaparola.

Sono cose ovvie, penserai, ed hai ragione; ma allora perché così pochi le mettono davvero in atto? Forse perché sottovalutano alcuni aspetti apparentemente secondari, tra cui questi cinque postulati:

  1. ti conviene essere te stesso invece che simulare di essere chissà cosa
  2. non avere (quasi) mai paura di essere troppo “di nicchia”
  3. comunica pure in maniera sobria, semplice, stringata, elementare ma mai in modo sciatto, disordinato o di cattivo gusto
  4. se gli affari funzionano male, quasi sempre è meglio cercare più lontano, rispetto che allargare i tipi di offerta
  5. chiacchiera coi clienti, spendi tempo in cose apparentemente futili… più cerchi di fare solo ciò che fa guadagnare soldi, più i soldi si allontanano.

Paghi il giusto?

Molti nostri clienti hanno un’economia di nicchia, quindi poco valore aggiunto: quindi poco budget per la pubbicità.
È meglio così, credici. Un buon budget pubblicitario è come certe “sostanze”, all’inizio ti fa stare bene ma poi devi aumentare la dose per avere lo stesso effetto e alla fine vivi solo per quello, in un’economia dopata.
Meglio spendere il giusto.
Il giusto, naturalmente è: spendi il meno possibile; ma non un centesimo in meno. Evita quel risparmio autolesionista che costa carissimo in occasioni perse, scarsa resilienza, cattiva reputazione.
Ricorda che anche nell’economia etica è un investimento e non una spesa, quindi a parte i primissimi costi generali per l’avvio dell’attività (come il sito e grafica di base), sempre e comunque ogni euro speso ti deve restituire almeno un euro e un centesimo.
Perché la pubblicità che non funziona aggrava i costi di filiera (quindi pesa sul prezzo che paga il cliente) più di quella che funziona.
Ecco i 10 principi di chi vuole spendere il giusto con i nostri metodi:

  1. Pianifica prima di spendere: anche piccole comunicazioni possono rinforzarsi reciprocamente 
  2. Fa’ bene l’indispensabile. Il resto può venire dopo. Ma non risparmiare un centesimo sulle cose più importanti.
  3. Impara un po’ i social, tieni una news letter, abbi almeno un sito piccolo e semplice, ma vivo. Anche se non sei “smanettone”
  4. Se hai pochi soldi mettici tempo (cura, dedizione, ascolto)
  5. Ascolta SEMPRE molto bene gli esiti della comunicazione che hai fatto, prima di cominciare cose nuove; è vero che poi avrai poco tempo, voglia e concentrazione, ma quelle poche ore valgono abbastanza soldi (preziosi) che puoi guadagnare o che rischi di sprecare
  6. Spalma le spese nel tempo, non cercare la crescita-in-un-botto, cerca invece di crescere lentamente ma con sicurezza fino a una dimensione ottimale.
  7. Pianifica grafica, stampati e testi per poterli riusare
  8. Scambia visibilità con altri che ti somigliano
  9. Ti conviene più un cliente che dura dieci anni che dieci clienti che durano un giorno (anche se quel giorno ti sembrerà vero il contrario).
  10. Qualsiasi cosa decisa all’ultimo momento costa il doppio e rende la metà

Guardiamo insieme il labirinto dall’alto

La comunicazione è uno di quei lavori che quando l’hai finito scopri come avresti dovuto farlo.
Ecco perché l’esperienza non è acqua. È normale, la mente umana impara dagli errori.

Peccato che qui c’è in ballo il tuo futuro certi errori si pagano più caro; meglio evitarli.
Come in un labirinto, quando scegli una strada o un’altra lo fai un po’ a caso, ma se poi scopri di aver sbagliato e cerchi di tornare indietro spesso di smarrisci ancora di più.

Per evitarlo servono poche ore insieme:

  1. – all’inizio: un po’ di check up e consulenza da parte nostra (che gli errori li abbiamo già fatti tutti)
  2. – durante: un’osservazione degli esiti (accessi, risposte, dati di vendita…)

Noi ci prendiamo questo impegno: separare fin dall’inizio il check up dal lavoro, in modo che tu, prima di impegnarti economicamente per attribuirci un lavoro, hai su carta le informazioni per decidere, e cioè

  1. i conti economici attendibili (il nostro consuntivo è sempre uguale al preventivo, se non ci chiedi modifiche durante il lavoro)
  2. la gerarchia (cose indispensabili, utili, raccomandate, opzionali…)
  3. la loro sequenza di realizzazione nel tempo (es. prima la grafica di base, poi il sito, poi il cartaceo…)
  4. i tempi di realizzazione,
  5. i ruoli e le mansioni di ciascuno di noi e di chi tra voi curerà i rapporti con noi
  6. i risultati attesi;

Morale: prima strutturiamo insieme tutto questo, poi hai le carte per pensarci, fare i conti e decidere.
Quindi se ti piace sceglierai di lavorare con noi, altrimenti avrai comunque avuto con pochi soldi una pianificazione personalizzata specifica per le tue esigenze.